Traversata da Beura a Trontano attraverso l’Alpe Ragozzale

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(Tratto da www.montagnavissuta.it)

La catena di montagne che, tra Vogogna e Trontano, separa la Val d’Ossola e la Val Grande presenta molti motivi di interesse e anche la possibilità di effettuare lunghi percorsi verso le cime oppure bellissime traversate che portano ad affacciarsi sull’alta Val Grande e sui suoi valloni, oggi coperti da vaste estensioni di bosco ma un tempo brulicanti di alpeggi “caricati” dai pastori che risalivano dall’Ossola per “entrare” nella valle valicando le creste grazie ad arditi passaggi, come la scala di Pozzolo e quella di Ragozzale.
Questa traversata permette di seguire alcuni di questi percorsi, misurando la fatica di quella vita ormai tramontata per sempre. Salendo da Beura si sfrutta all’inizio una mulattiera in pietra che è un autentico capolavoro di “ingegneria alpina”, più in alto, subito dopo l’Alpe Vaccareccia, si attraversa un bosco di castagni (albero fondamentale nell’economia della gente di montagna) con alcuni esemplari monumentali molto belli. Per raggiungere la cresta della Punta Pozzolo si supera la “Scala di Pozzolo”; dall’Alpe Ragozzale, uno degli alpeggi più alti della Val Grande, si torna in Val d’Ossola attraverso l’intaglio della Porta di Ragozzale e la discesa della successiva “Scala di Ragozzale”, in parte scavata nella roccia in parte costruita con lastre di pietra: magnifico esempio (ben conservato) della capacità degli alpigiani di superare (e di far superare agli animali) le difficoltà di una montagna ripida e spesso impervia. Scendendo a Trontano si toccano gli alpeggi di Menta e di Rina, abbandonati da tempo ma con diverse baite ancora ben conservate.

Punto di partenza della traversata è Beura, piccolo comune sulla strada statale della Val d’Ossola. Lo si raggiunge lasciando la superstrada del Sempione all’uscita di Villadossola e seguendo le indicazioni per Beura-Cardezza. L’auto può essere parcheggiata presso il municipio di Beura. Il pernottamento avviene al Rifugio Alpe Pozzolo, costruito dagli Amici della Montagna di Beura in splendida posizione (bella vista sul Monte Rosa) su un piccolo ripiano (m 1640) poco più in basso dell’omonima alpe. E’ un grande bivacco (20 posti) sempre aperto, dotato di materassi, cuscini e coperte (ma il sacco a pelo è meglio portarlo), acqua corrente fredda, servizi igienici all’esterno, riscaldamento a legna, gas (da usare solo in caso di necessità) e materiale da cucina. E’ veramente bello. Per informazioni: 0324.36143.

Note sull’itinerario: percorso segnalato e su bel sentiero fino al rifugio Pozzolo, dapprima su sentiero e poi per tracce segnalate da ometti fino alla “Scala di Pozzolo”; tracce lungo la traversata delle creste fino all’Alpe Ragozzale; sentierino nel complesso abbastanza evidente (con qualche bollo rosso tra la Porta di Ragozzale e l’Alpe Rina) fino al Pian di Nava; buon sentiero (ma senza segnalazioni) fino a Faievo; poi strada sterrata o la mulattiera del sentiero natura.

Dal municipio di Beura (m 257) si segue la stradina che entra in paese e passa sotto un arco; si imbocca la mulattiera di fronte (cartello indicatore per l’Alpe Pozzolo e segnavia bianco-rosso) che sale ripida e lastricata guadagnando quota rapidamente. Si passa accanto ad una cappelletta e si raggiungono due baite diroccate; subito dopo si lascia a destra (cartelli indicatori) la mulattiera per l’alpe Bisoggio (sentiero natura) e si sale a sinistra fino all’Alpe Cresta (o Alpe Caggiani, m 460). Si costeggia a destra il prato dell’alpeggio, si supera la balza rocciosa a monte delle case (scalinata) e, dopo alcuni tornanti, con un lungo diagonale verso nord-est si giunge all’Alpe Fiesco (m 600). Il sentiero volge ora a destra e risale un ripido costone immergendosi presto nella faggeta; piegando ancora verso destra (sud) il percorso sale alle case dell’Alpe Vaccareccia. Dalla fontanella (m 880 circa) si entra nel bosco caratterizzato all’inizio da alcuni castagni monumentali. Dopo alcuni tornanti il sentiero piega a destra, supera uno speroncino roccioso e raggiunge due belle baite; proseguendo nel bosco oltre le baite si sale alla bella radura di Pra o Menga (baita, cappelletta e fontanella). Il costone su cui si snoda l’itinerario diviene a questo punto molto meno ripido: il sentiero si tiene dapprima sul suo fianco sinistro (nord) poi raggiunge il crinale presso una bella radura coperta di felci. Seguendo il crinale con alcuni saliscendi si arriva all’Alpe Provo (m 1205), con una caratteristica fontana di sasso. Si prosegue ancora lungo il crinale che torna presto ad essere ripido: a quota 1280 circa il sentiero segnalato percorre un lungo diagonale sul ripido fianco sinistro (nord) del costone giungendo sul fondo del vallone, dove scorre il torrente (m 1460) e dove si incontra un bivio segnalato: a sinistra si traversa il torrente e si va all’alpe Cortevecchio, a destra si sale verso il rifugio Alpe Pozzolo; più in su, presso un altro torrentello, un nuovo piccolo cartello manda decisamente a destra: con un altro traverso si raggiunge di nuovo il filo del crestone (m 1520) e lo si segue fino al bellissimo dosso dove sorge il rifugio (m 1640; 4 ore da Beura). Da dove inizia il primo traverso è però possibile seguire una traccia (non segnalata) che si tiene sul filo del costone con percorso molto ripido per almeno un centinaio di metri di dislivello: questa variante si riunisce al sentiero segnalato dove questo (a quota 1520 m) ritorna nuovamente sul filo del costone.

Dal rifugio si segue il sentiero giungendo alle baite superiori (m 1700); da qui si sale al gabbiotto in legno che protegge la presa dell’acqua e si prosegue direttamente nel bosco di larici piccoli e radi: la traccia è quasi inesistente ma ci sono diversi ometti. Si arriva così ad un valloncello chiuso dalla placche che sostengono la cresta sud-ovest della Punta Pozzolo. Si traversa verso destra la pietraia che occupa il valloncello, raggiungendo la scalinata di pietre (“Scala di Pozzolo”) che permette di superare la fascia di placche e di giungere in cresta ad uno strettissimo intaglio roccioso (m 1860 circa).

Volgendo decisamente a sinistra si aggira sulla destra il primo breve tratto di roccette e poi si segue il filo prevalentemente erboso della cresta lungo il quale corre una traccia non sempre evidente. Un ultimo tratto più ripido conduce alla vetta della Punta Pozzolo (m 2081; 1,30 ore dal rifugio). Seguendo il crinale erboso ci si abbassa fino a m 2050 e poi, sempre per cresta, si sale alla Testa del Parise (m 2092). Ancora seguendo la cresta ora più accidentata (è possibile anche tenersi su una traccia qualche metro più in basso, sul versante valgrandino) si arriva sul Pizzo Desen (m 2071). Questo percorso in cresta è facile, ma abbastanza aereo (panorama splendido); non oppone quindi alcuna difficoltà, ma richiede almeno un po’ di attenzione.

Dal Pizzo Desen ci si abbassa qualche decina di metri lungo la cresta sud-est (facile) fino ad incontrare un sentiero che scende a sinistra (a questo punto si può giungere anche seguendo una traccia che evita la salita al Pizzo Desen, aggirandone la sommità sul versante valgrandino). Seguendo il sentiero ci si abbassa lungo il versante nord-est del Pizzo Desen raggiungendo l’Alpe Ragozzale (m 1906), dove sorge il bivacco del Parco della Valgrande (1 ora dalla Punta Pozzolo – nei pressi del rifugio, una cinquantina di metri a valle verso destra, si trova una piccola fonte, ma l’acqua non è sempre presente).

Si segue ora una traccia che parte dai pressi della piazzola per l’elicottero e sale fino alla “Porta di Ragozzale” (m 1930 o 1940), oltre la quale si scendono i gradini della “Scala di Ragozzale” che si abbassano sul versante ossolano permettendo di superare la barriera di placche che sostiene la cresta. Seguendo il sentierino verso destra (c’è qualche bollo rosso), si oltrepassa una balza rocciosa e ci si abbassa alle case dell’Alpe Menta (m 1766). Oltre le case si prosegue in leggera salita (ignorare una traccia più ripida che sale a destra verso il Passo dei Tre Uomini) e si raggiunge il torrente che scorre nel fornale; oltre il torrente il sentiero prosegue in piano e, attraversato un tratto più scosceso e selvaggio, risale brevemente alle belle case dell’Alpe Rina (m 1720), poste in posizione molto panoramica su una cresta che scende dal Pizzo Tignolino (fonte freschissima). Il sentiero (ora i bolli rossi sono scomparsi) percorre in piano tutto il fornale di Rina, attraversa su terreno più ripido le balze che scendono dalla Punta Pisoni e raggiunge con una nuova breve risalita il Piano di Nava (m 1700 o 1710; 2 ore dall’Alpe Ragozzale). Dall’insellatura, senza raggiungere le case dell’omonima alpe, si segue un sentiero che si abbassa a destra e che, cento metri più in basso, si unisce a quello che proviene dall’Alpe Nava. Poco dopo si gira decisamente a destra (lasciando a sinistra una bella traccia che percorre il crinale) e, con un lungo traverso, ci si abbassa raggiungendo il fondo del vallone nei pressi dell’Alpe Pieso (m 1445 – ancora caricato in estate), dove il sentiero si perde un po’ nei prati. A questo punto, attraversato il torrentello, si può raggiungere l’alpe e poi, abbassandosi a sinistra riprendere il sentiero dopo aver di nuovo attraversato il torrentello. Raggiunto il fondo del vallone è anche possibile scendere lungo la riva sinistra orografica del torrentello, raggiungendo in breve il sentiero (m 1400 circa). Proseguendo la discesa sulla sinistra orografica del vallone, il sentiero incrocia (m 1120) la mulattiera che proviene da Parpinasca. La si segue verso sinistra fin quando si trasforma in una stradina sterrata: si prende allora il bel sentiero che si abbassa a destra e che scende a Faievo. Poco dopo si raggiunge il parcheggio (m 950 circa) al termine della strada che sale da Trontano (cartello del Parco Nazionale della Valgrande).

Seguendo la strada si arriva senza problemi a Trontano, punto di arrivo della nostra traversata. E’ però più bello (e più veloce, se non si trova un passaggio) seguire la mulattiera lungo cui si svolge il sentiero natura. Per questo si segue la strada fino al secondo tornante, dopo il quale si incontra il pannello n. 8 del sentiero natura. Poco più a valle di questo pannello si imbocca la mulattiera che scende a sinistra (c’è anche una mulattiera che prosegue in piano verso destra e che è indicata come sentiero natura: porta anch’essa a Trontano, ma con un giro più lungo). Seguendo il suo tracciato, che talvolta incrocia la strada, si arriva in paese (2 ore dal Piano di Nava).

A questo punto l’unico problema è tornare a Beura, che dista 8,5 chilometri. Non c’è l’auto pubblica e nemmeno il pullmann. L’utilizzo del treno (da Trontano a Domodossola e da Domodossola a Beura) mi pare un po’ lungo e macchinoso. Rimangono le gambe (!!) o l’autostop (a meno di non riuscire ad organizzarsi con due macchine).