Colma di Basagrana-Alpe Mottac-Ragozzale

  

(Tratto da www.hikr.org)

Tempo: 8:15
Salita: 1804 m
Discesa: 1744 m
Accesso alla località di partenza: Accesso a Trontano da Domodossola. Arrivati a Trontano prendere a dx per via Tignolino, quindi svoltare a sx (freccia sul muro di una casa per Rif. Parpinasca), quindi svoltare a dx (altra freccia per Parpinasca). La strada presenta tratti sterrati piuttosto sconnessi. Si arriva così al parcheggio dell’Alpe Faievo.
Possibilità di alloggio: Rifugio Parpinasca (gestito), a meno di 30′ dal parcheggio. Bivacco Alpe Mottac, Bivacco Alpe Ragozzale (questi ultimi non gestiti, pernottamento su tavolato di legno).
Numero delle carte geografiche: IGM Serie 25DB Foglio Cicogna Ed 1; IGM Serie M891 Foglio Premosello Chiovenda Ed. 4; CNS 285 Domodossola Ed. 2000; Carta Zanetti Parco Valgrande

Quello che segue è il resoconto di un’escursione in giornata da Trontano (più precisamente, il parcheggio nei pressi dell’alpe Faievo) all’Alpe Mottàc con andata attraverso il Passo di Basagrana e il ritorno da Ragozzale.

Ci sono giornate in cui, dopo una pioggia abbondante, il tempo migliora in modo repentino e l’aria è tersa come un cristallo. Questo sabato non è andata così: l’umidità residua e le nuvole hanno indugiato sulle montagne per tutta la giornata.

Andata: al Mottàc da Basagrana
Dal parcheggio dell’Alpe Faievo mi sono incamminato lungo il sentiero segnalato che in breve (circa 25′) porta al rifugio Parpinasca. Al rifugio la prosecuzione del sentiero stesso appare poco evidente: conviene traversare a sx, subito a monte del rifugio, fino al limitare del bosco, e risalire quindi il pascolo. In breve si ritrovano i segnavia. Il sentiero da questo punto in poi non lascia dubbi e porta all’Alpe Campo, ancora caricata, e quindi alla Costa dei Bagnoli, dove un cartello segnaletico indica una quota superiore a quella reale. Si cambia quindi versante entrando nel fornale del Togano, situato alla testata della valle del Rio Margologio. Il sentiero traversa in leggera salita alla base del versante E del Tignolino e si porta quindi al centro del vallone, raggiungendo con un tratto più ripido il Passo (o Colma) di Basagrana (2070 m – 2h10′ dal parcheggio di Faievo), massima depressione tra il Togano (a sx) e il Tignolino (a dx).
Qui ho trovato il cartello con l’indicazione delle direzioni ruotato di 180° (!). La Valgrande è totalmente immersa nella nebbia.

Dopo una breve pausa nella vana attesa di un’apertura verso la mia meta, mi sono incamminato lungo il sentiero che scende in diagonale verso dx, alla base del versante S del Tignolino, fino a superare un torrente e arrivare quindi in una zona pianeggiante situata a circa 1880 m di quota sotto il Passo dei Tri Omen (il valico, non nominato sulle carte, posto tra Tignolino e Testa di Menta, caratterizzato da curiose formazioni rocciose).
Nel pianoro la traccia è poco visibile perché parzialmente nascosta dalla tipica vegetazione dei luoghi carichi di scorie azotate, dove evidentemente era solito stazionare il bestiame: lavazz e ortiche. Ad ogni modo basta tenersi leggermente al di sopra di alcuni grandi massi di roccia ferruginosa e si ritrova facilmente il sentiero che porta in breve a traversare il versante opposto in leggera salita. Di tanto in tanto, tra le nebbie ed una vegetazione lussureggiante, guardando in basso, si intravedono i ruderi dell’Alpe Basagrana, come la fugace apparizione di un’antica civiltà andina. Si cammina, un passo avanti all’altro, su uno stretto sentiero nell’erba alta, che in questa occasione è veramente fradicia, al punto che mi sono ritrovato con gli scarponi pieni d’acqua come dopo una camminata in neve fresca senza ciaspole e senza ghette.
Dopo avere superato un costone, il sentiero attraversa un vallone e sale quindi fino ad intercettare la cresta SE della Testa di Menta, credo in corrispondenza della quota 1930 m (50′ dal Passo di Basagrana), dove si trova il cartello che segnala il bivio “ufficiale”: a sx il Mottàc, a dx Ragozzale. Si incontra anche un bivio segnalato da un cartello di legno circa 5′ prima di arrivare in cresta: credo che possa costituire una scorciatoia (tutto sommato di poco conto) se si desidera raggiungere direttamente Ragozzale da Basagrana.

Il Mottàc non si vede ancora perché nascosto dalle nubi. Su un costone poco distante, si notano i ruderi dell’Alpe Curtin (1732 m), affacciati sul silenzio della Valle di Ragozzale.

Sono sceso lungo la dorsale, che non si presenta mai affilata ma nemmeno comoda, fino alla zona delle grandi giavine sul versante di Ragozzale (Sud). Superato il punto più basso (1670 m secondo la nuova carta IGM), il percorso risale ma evita la sommità del Mottàc (1803 m) traversando a sx (versante NE). In questo tratto si trova un breve passaggio in cui il sentiero è parzialmente franato. Raggiunto il punto più alto di questa parte dell’itinerario, a circa 1770 m, dove la traccia esce su terreno aperto, il sentiero sembra presentare un bivio. Proseguendo a dx si arriva subito in vista dell’Alpe Mottac (1690 m), situato in splendida posizione letteralmente in mezzo alla Valgrande (1 ora circa dal bivio, 4 ore nette dal parcheggio di Faievo).

Da qui si può veramente leggere ogni versante, e riconoscere vecchi sentieri ormai in disuso, anche se questa non è certo la giornata ideale per simili esercizi. Ho comunque intravisto il vecchio sentiero che attraversa il versante E della Colma Piana da Quagiui a Oro delle Giavine, sentiero che ho cercato senza successo per ben due volte. Sembra che ci sia una traccia orizzontale che prosegue, sul versante sopra l’Alpe Fornale, alla stessa quota dell’Or d’la Pescia.

Il bivacco del Mottàc è in ottime condizioni e presenta anche una discreta riserva di legna. Unico neo, la scomodità dell’accesso all’acqua: bisogna scendere per circa 5 minuti lungo un sentiero (segnalato da un cartello di legno posto sulla sx, all’inizio del sentiero che scende verso In La Piana) e si arriva ad un rubinetto da cui si può spillare dell’acqua da un serbatoio di accumulo, alimentato da una sorta di stillicidio che scorre su una paretina. Mi chiedo quanta acqua ci sia al termine di stagioni meno piovose di quella appena passata.

Ritorno: dal Mottàc per Ragozzale
Al ritorno ho ripercorso la dorsale del Mottàc fino al bivio q. 1930 m (in 1h10′) e mi sono diretto alla volta dell’Alpe Ragozzale. All’inizio il sentiero è poco evidente. In pratica si sale verso la Testa di Menta, rimanendo sempre pochi metri sotto la dorsale sul versante di Ragozzale (S), fino a circa 2020 m. Mano a mano che ci si allontana dal bivio il sentiero è sempre più evidente, ed è una fortuna perché la nebbia si è infittita. Solo alla fine del percorso, nella nebbia che si sta diradando, scorgo le baite dell’Alpe Ragozzale (1906 m), dalle quali salgo in pochi minuti al passo di Ragozzale (1960 m, 42′ dal bivio q. 1930 m, 1h52′ dall’Alpe Mottac).

Alla base della scala si presenta un bivio evidente. Prendo la traccia a dx (quella a sx costeggia lungamente la base delle piodate del pizzo Desen e non so dove finisca) e in breve raggiungo una spalla dalla quale il sentiero scende sull’Alpe Menta, circondata dalle ortiche (1760 m, 26′ dal Passo di Ragozzale). Passata l’Alpe Menta, il sentiero si abbassa ad attraversare il rio Menta, dove ci sono ancora residui di neve, e traversa lungamente fino all’Alpe Rina (1720 m, 34′), dotato di un’essenziale quanto provvidenziale fontana da cui sgorga un’acqua che a me pare buonissima. L’Alpe Rina si trova sul bordo di un terrazzo naturale in splendida posizione panoramica sull’Ossola, con le baite quasi mimetizzate a ridosso dei grandi massi della giavina sovrastante.
Dopo una breve sosta, riprendo il cammino e, con alcuni saliscendi su una bella mulattiera tra gli ultimi mirtilli della stagione, traverso il versante fino al bivio dell’Alpe Nava, che non si raggiunge (1710 m circa, 21′; il cartello indica però un quota superiore, che è quella dell’Alpe Nava). Da questo punto il sentiero per Faievo inizia a scendere, cambiando  versante, traversando nel bosco a sx fino ad un successivo bivio, dove si scende a dx, arrivando in pochi minuti in vista dell’Alpe Pieso, nuovamente su terreno aperto. Poco prima di arrivare all’alpe, punto ad una piccola edicola votiva, arrivando così ad incrociare una traccia poco evidente che scende nell’erba verso sx, fino ad attraversare un torrente su un ponte di tronchi. Da questo punto in poi, la traccia diventa una mulattiera che, dopo avere attraversato la jeppabile per il rifugio Parpinasca, porta ad intersecare il tratto iniziale del percorso dell’andata, arrivando così al parcheggio di Faievo (55′; 4h10′ totali per il ritorno al netto della sosta)

Da non sottovalutare l’impegno fisico dell’escursione: se – come in questo caso – il percorso viene effettuato in giornata, per sviluppo e dislivello è paragonabile alla traversata della Val Grande da Malesco a Premosello (via alpe Vald) fatta nel mese di agosto e di cui ho scritto sempre su questo sito.